AVIS - Sezione Comunale di Alessandria

AVIS Alessandria

Centro trasfusionale di Alessandria

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Consiglio direttivo

Avis Alessandria

Ho il grande piacere di offrire alla cortese attenzione dei lettori questa modesta raccolta di ricordi, che (vagliati), nella loro vissuta sofferenza, rappresentano un pilastro di fede, di abnegazione, di volontà e di amore verso il prossimo sofferente.
Presento queste (umili) note non solo in qualità di anziano Avisino, ma anche perché partecipai personalmente alle vicende esposte: il lettore non mancherà di apprezzare lo spirito del racconto e di comprenderne il significato.
Non si tratta però di un’esaltazione dell’associazione o di singoli, ma della storia di un ideale perseguito con semplicità da animi appassionati e generosi. Mi auguro che la lettura di questi passati avvenimenti, pure nella loro semplice esposizione, possa contribuire alla diffusione dell’ideale che anima i donatori di sangue e sia di aiuto nella perenne battaglia per alleviare le altrui sofferenze. Nel corso dell’anno 1934, promotore il prof. Otello Finzi, primario chirurgo presso l’Ospedale civile di Alessandria nasceva nella nostra città il gruppo donatori di sangue, fondatori, uno sparuto gruppo di pionieri, fra loro i donatori Montobbio A., Bernardotti E., Ferraris B., Griffini M.R., Baroni A., Magnone A., Cauda O., Cervetti C., Cervetti P., Gandini G.B., on. Pivano L. (e altri che non ricordo, ne faccio ampia ammenda).
Il mio pensiero si sofferma al lontano 1936, anno in cui mi presentai all’Ospedale civile Divisione chirurgica per donare il sangue ad un paziente: così diventai donatore di sangue (gruppo 01 R.H.—). Dopo due mesi mi venne consegnata una tessera del “Comitato provinciale donatori di sangue” Presidente il Prof. Capovani.
Nel frattempo cominciai a conoscere gli altri donatori, che in quell’epoca non erano più di trenta, la maggioranza dei quali infermieri sia dell’Ospedale civile che dell’Ospedale psichiatrico. Si trattava di: Montobbio A. Bernardotti E., Ferraris B., Gandini G.B., Gandini B., Griffini M.R., Cauda O., Baroni A., Camanini M. e T. Bombara V., Magnone A., Massa O., Conti C., Raselli, Morini V. Archenti L., Tambussi N., Pero M., Ongarelli G. Doglio M., Cavallero G., Vitaloni A., Prozzo F., Olmi M., Ferraris G. Armano A., Monferrini M., Cervetti O., Cervetti P., Giovannacci A., Librà M., Voglino A. Reale G., Negri L., Prato A., Battista G. Bonabello C., Amelotti B., On., Pivano L., Porta G. ed altri di cui mi sfugge il nome.
Queste benemerite persone arrivarono a donare il proprio sangue persino 10 volte in un anno!
Si giunse quindi ai tristi anni della guerra, e il dono del Sangue era diventato un serio problema di coscienza e di salute a causa della insufficiente alimentazione (i non più giovani ricorderanno la tessera Annamaria).
I dirigenti dell’Associazione si prodigavano per non far mancare il sostentamento al donatore, al quale, dopo la trasfusione veniva offerto: i kg. di riso odi pasta nera, olio e burro, 3 kg. di carne.
Questa ultima veniva talvolta consegnata anche dopo 15 giorni dalla trasfusione. — Tempi eroici —.
Qualcuno si ritirò dal gruppo, ed ancora, i più giovani erano quasi tutti sotto le armi (come il sottoscritto...).
Venne la tanto agognata fine della guerra e la vita poco a poco si fece meno difficile.
Si riprese a sperare nella solidarietà umana e si continuò nell’opera intrapresa. Nel gruppo si tornò più sereni, consci del compito che ci eravamo prefissi: «Essere d’aiuto al nostro prossimo sofferente e prodigarsi disinteressatamente ed anonimamente con umiltà».
Nell’anno 1948 mi recai a Milano ad un Congresso di Pubbliche Assistenze insieme a Doglio Mario (rappresentavano la P.C. Croce Verde di Alessandria).
A Milano attirò la mia attenzione la scritta su un labaro: A.V.I.S. (Associazione Volontari Italiani del Sangue).
Tramite un amico milanese fui presentato al sig. Orefice, Segretario della Federazione Nazionale, il quale a sua volta mi presentò al Prof. Formentano, Presidente dell’A.V.I.S. Nazionale.
In un colloquio aperto e schietto: gli feci presente la situazione di Alessandria e quindi l’eventualità di associarsi all’A.V.I.S. Nazionale.
Avuti tutti i ragguagli necessari per formare una sezione A.V.I.S. in Alessandria, tornai a casa col proposito di realizzare questa iniziativa.
Furono interpellati allo scopo diversi donatori che si dichiararono favorevoli ad aderire a questa più conosciuta Organizzazione. Ne parlai quindi con l’allora Presidente Prof. Corrado Fittipaldi, e anche da lui ebbi tutto l’appoggio possibile per la buona riuscita del nostro proposito.
Bisognava però formare un Consiglio Direttivo e soprattutto cercare un locale adatto alla nuova attività.
La presenza di quasi tutti i donatori, convocati in Assemblea Generale presso il Salone delle Riunioni dell’Ospedale civile, dopo una democratica discussione, si giunse alla elezione unanime di un Consiglio Direttivo.
Era il mese di settembre, 1948.
Gradatamente si risolvevano tanti piccoli problemi grazie al miglior funzionamento dell’Associazione, ma si presentava anche la necessità di trovare un altro locale per ampliare la Sede, sempre più insufficiente poiché il numero dei Volontari aumentava, diventava quindi più arduo il normale svolgimento di tutta l’attività organizzativa.
Questa ricerca era divenuta per tutti una assillante e costante preoccupazione da risolvere al più presto possibile. In quegli anni non era facile trovare locali; si era appena usciti da una lunga guerra e la ricostruzione edilizia progrediva lentamente. Furono informati della situazione gli esponenti politici di tutti i partiti e gli Enti cittadini purtuttavia era difficile trovare la sistemazione che ci necessitava.
In queste memorie è doveroso ricordare chi si prestò maggiormente per le nostre necessità l’allora Presidente dell’Ospedale Civile Avvocato Edmondo Ferrari (che già aveva dimostrato tanta comprensione nei nostri riguardi). Ci venne dunque concesso un più ampio locale nei mezzanini dell’Ospedale ove ancora oggi esiste la Segreteria della Sezione Comunale.
Nella nuova Sede si poté allestire un piccolo Bar con qualche tavolino, una Sala di Riunioni: sembrava a tutti di aver toccato il cielo con un dito per aver realizzato una tale organizzazione in così breve tempo...!
In quel periodo le trasfusioni erano ancora eseguite in diretta, e che ad ogni chiamata, si doveva trovare almeno un donatore disponibile, ma poiché pochi avevano il telefono, si doveva accorrere (in bicicletta) a chiamarlo e recarsi sul luogo della trasfusione muniti del necessario (siringhe sterili paraffinate) sembra di rivivere in un secolo passato nel pensare ad allora.
A questo punto credo di poter terminare queste mie memorie, ma, prima di congedarmi, voglio ancora rivolgere un grazie a tutti i compagni di lotta che con me divisero le ansie e le gioie che ci davano la forza di continuare con l’unico fine di riuscire nella missione che ci eravamo preposti.
Un reverente ricordo ai donatori scomparsi: a caratteri cubitali i loro nomi sono scolpiti nel mio cuore. E per finire ancora alcune considerazioni:
in questo triste periodo della nostra vita quotidiana, in tempi così turbati da disordini sociali e politici, da una malvagia delinquenza che tende a sovvertire tutta la società e che abbruttisce l’uomo, vi sono persone che trovano ancora bontà da profondere verso il prossimo.
Questi Benemeriti sono i Donatori di Sangue dell’A.V.I.S.
La loro opera anonima è sempre più necessaria e presente per le necessità di sangue in costante aumento.
La disponibilità di sangue si può ottenere solo con la responsabilità civica di tutti i cittadini (di ambo i sessi) di costituzione sana, di età compresa fra i 18 e i 65 anni.
La parola A.V.I.S. è parola di fraternità, è parola di amore che deve indirizzare l’attenzione di ciascuno sulla donazione del sangue come atto di umana solidarietà; e oggi più che mai essa deve esistere fra uomo e uomo qualunque sia la sua razza, il colore della pelle, la sua religione ed è il livello sociale.
Dobbiamo difendere e diffondere il concetto della donazione del sangue, affinché il soccorso non manchi a chi ne ha bisogno. L’A.V.I.S. di Alessandria ha già fatto molto dalla sua fondazione, ma sempre lungo e difficile è il cammino da percorrere per avere una attrezzatura più rispondente alle molteplici ed aumentate esigenze del servizio. Sono convinto che l’A.V.I.S. riuscirà a migliorare ancora, grazie alla ferma volontà dei donatori, alla laboriosa opera dei suoi dirigenti, alla profonda comprensione di tutta la cittadinanza, all’appoggio morale di Enti, Autorità civili, militari, ecclesiastiche, che io sommessamente desidero invitare ad essere ancora più vicine a questa Benemerita Associazione, sostenendola perchè possa essere sempre più in grado di svolgere la sua quotidiana attività a favore della cittadinanza.
Ora finalmente siamo riusciti ad avere una nuova Sede, accogliente, un Circolo ricreativo ottimamente funzionante per donatori e simpatizzanti, un Parco divertimenti per l’infanzia e una pista da ballo.
Non sono diminuiti anzi si può dire che si sono moltiplicati i problemi dei Dirigenti che con impegno si sono dedicati questi gravosi impegni, vada a tutti un caldo plauso.
Viva l’A.V.I.S.